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A
breve distanza dalla presentazione del suo primo libro”Vicende di vita
paesana”, accolto molto favorevolmente dal pubblico e dalla critica,
Francesco De Pasquale dà alle stampe un nuovo volume di racconti che ne
è la naturale continuazione: ”La mia terra...quanti segreti”. E’ come se questo
autore, dopo avere dentro di sé meditato lungamente -quasi in una sorta di
sogno- una miriade di “storie” riguardanti il suo paese,
risvegliandosi abbia improvvisamente sentito un’esigenza, non più
contenibile, di “rivelare” tali avvenimenti in ogni loro risvolto,
anche il più misterioso e nascosto, senza alcuna remora, non senza prima
averli sapientemente rielaborati con l’incessante lavoro della sua
validissima preparazione culturale, ricamandone l’essenza con tocchi
delicati di artistica fantasia.
De Pasquale, sull’immancabile sfondo del paese di Furnari e di
altri luoghi ad esso collegati da vicinanza geografica ed affinità
etnico-culturali, fa muovere come sul palcoscenico di una riuscita recita
teatrale una gamma variegata di personaggi, fondamentalmente diversi tra
loro, ognuno con la propria precisa identità e il proprio vissuto, ma
sostanzialmente simili in quanto uniti da un filo invisibile che li
trasforma tutti quanti nei protagonisti dei diversi episodi di una
narrazione, quasi un romanzo, che trova una precisa collocazione in
un’epoca passata, con un comune retroterra sociale e un messaggio da
proporre al lettore. L’Autore cerca di ritrarre il vero nella sua realtà,
facendo ricorso ad una prosa molto accurata, come dev’essere quella di
chi racconta dei “fatti” realmente accaduti, ma per nulla monotona,
addolcita e movimentata consistentemente da ampi squarci di autentica
poesia, come nella luminosa descrizione di una natura, ancora
incontaminata, descritta negli aspetti più particolari ed inconsueti. Gli
interpreti che popolano la scena appartengono a quel “piccolo mondo
antico” che sopravvive ormai nella memoria di poche persone e che
rappresenta un patrimonio di esperienze di vita, con il corollario di
tutti i relativi valori ed insegnamenti che non debbono assolutamente
essere dispersi.Un popolo che non possiede un passato non ha storia e,
pertanto, non può avere un futuro. De Pasquale, conscio di tale verità,
ed animato dalla ferma volontà di preservare le vicende di cui è a
conoscenza dall’arido gelo dell’oblio, con un impegno non
indifferente, si fa cantore del passato, nel pieno rispetto della
“tradizione” nella sua accezione più ampia (cioè il tramandare usi,
costumi ed insegnamenti alle generazioni future). Anche se agiscono
nell’uguale contesto di una “civiltà di campagna”, i personaggi
sono molteplici, appartenenti a diversi gradi della scala sociale, ricchi,
poveri, nobili e meschini, dipinti ciascuno, accuratamente, con i propri
pregi e difetti, in preda alle passioni più sfrenate o dotati della
saggezza più grande, animati da bontà e comprensione oppure corrosi
dall’odio e dalla gelosia, timorosi di Dio e blasfemi, obbedienti alle
istituzioni o sbandati oltre i confini della legalità. Gli eventi
riportati da De Pasquale riflettono perfettamente la psicologia dei
protagonisti dei racconti. L’intreccio delle tematiche è quanto mai
vasto: raffinata sensualità, curiosità, umorismo, violenza, drammi
personali, semplicità, passione, buon senso, amicizia, religiosità,
amore per la famiglia, gustosi aneddoti, e così via in un’autentica
saga dei sentimenti. Aleggia sempre, in ogni modo, quella particolare
indolenza ed accettazione del destino che guida l’esistenza, tipiche
della gente isolana, anche se la speranza di un domani migliore, grazie
all’impegno ed alla volontà, non è mai completamente spenta. Non ci si
annoia davvero, calandosi in una lettura scorrevole e coinvolgente.
Francesco De Pasquale, con questa fatica letteraria, intrisa d’amore
viscerale per la sua terra e rilucente d’orgogliosa sicilianità, offre
alla nostra lettura un’opera di pregevole qualità letteraria che è,
peraltro, anche un raro documento da tenere, in particolare nel tempo che
verrà, nella dovuta e meritata considerazione, confermando così di
possedere autentiche qualità di uomo e di scrittore.
Giuseppe
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