titolo del libro : "SPICCHI DI CUORE"

genere: Poesia

autore: Maria Grazia Murdaca          E.mail: 

editore: Edizioni L. E. R.

prezzo: euro 10

E' stato presentato nel gennaio 2003, al Salone degli Specchi del Palazzo dei Leoni di Messina, il primo libro di Maria Grazia Murdaca, che ho prefato con grande piacere, cogliendovi i segni di una promettente carriera letteraria, considerato l'intenso legame dell'Autrice con la Poesia, vista come qualcosa che va molto oltre il semplice, e sterile, esercizio letterario.

Maria Grazia Murdaca, giovane poetessa che si è affacciata da poco nel difficile ed affascinante mondo della Poesia, cogliendo già interessanti consensi critici e stimolanti gratificazioni (è stata premiata in parecchi concorsi letterari), ci offre, con questa sua prima silloge un consistente spaccato di quelle che sono le tematiche fondamentali della sua poetica. La Murdaca, dimostrando di possedere una sensibilità non comune, esplora, in primis, con attenzione metodica le regioni più nascoste del proprio microcosmo interiore, elaborando sotto forma di versi le percezioni così evocate. Ciò è dettato dalla coscienza che non si può scrivere tendendo all'universalità (perché il poeta a questo deve mirare) se non partendo da una difficile ma indispensabile autolettura. Il suo sguardo, peraltro, si muove incessante, a trecentosessanta gradi, osservando con attenzione il mondo materiale e spirituale che la circonda, addentrandosi in contemplazioni assidue che non conoscono limiti. Ogni oggetto, situazione, stato d'animo, circostanza, evento, è esaminato con occhi che riescono a scorgere particolari apparentemente insignificanti che, però le s'imprimono tenacemente dentro, costituendo la base fondamentale per la sua produzione letteraria. Eccola dunque vestire con eleganza i panni del poeta "engagé", proponendo poesia di sicuro valore sociale, come quando descrive il triste vissuto dei diseredati, senza casa, famiglia affetti (il cui "...sguardo appare deriso dall'espressione di chi, con aria di superiorità... ...scruta con disprezzo e indifferenza... ...nel viaggio della solitudine...” -Barbone), o quando parla della desolante condizione degli emarginati ("...Inciampati in una misera esistenza atroce più del male... in un mondo che non a tutti dà il sorriso e fa sperare... ...abbandonati e assolati nella gigante ombra nera della morte..." -Figli dell'AIDS), o ancora lancia il suo atto d'accusa per le atrocità dell'uomo (che "...quel giorno... attuava con ferocia la morte non di un simbolo ma dell'umana gente... quel gesto di morte programmata che non guardò in faccia la coscienza..." -Per non dimenticare). Sfaccettature di un dramma quotidiano, se ben vediamo, alle quali è quasi impossibile trovare giustificazioni e soluzioni, per questo diventa indispensabile, quasi inevitabile il rifugio nei valori della Fede ( “…che illumina il buio là dove la speranza si spegne…”[Un altro giorno] "...nei momenti di disperazione... ...mendicando un segno...", accorgendosi che Dio è "...sempre accanto..." [-Dio mio]). Dolce è l'abbandonarsi dunque a quella splendida espressione del creato che è la natura offerta al lettore con suggestive immagini ("...aleggia nell'aria della campagna solitaria il profumo dell'autunno che giunge alle porte... [-Autunno], "...un'incessante pioggia colorata da imponenti tuoni, ed il rumore di scarpe che affondano in profonde pozzanghere... [-Mezzanotte d'inverno], "... è grande il mare e le acque sue son sogni... ...cullate da un vento che spesso soffia piano... ...nel silenzio sa parlare..." [-Nel mare della vita], "...Notte di nebbia, vento, pioggia che cade... ...battendo contro i vetri... [-Pioggia]. E' certo che gli affetti tradizionali, in ogni caso, sono dei punti di riferimento irrinunciabili per la Murdaca, in primo luogo i genitori, verso i quali mostra una devozione illimitata ("...Amori miei grandi ed instancabili, coraggiosi ed indescrivibili, speciali e incommensurabili... proprio voi: Mamma e Papà." –Amori miei), ma anche l'amicizia, sentimento purissimo e raro, viene tenuta in grande considerazione ("...Amico mio... ...ti ho cercato per giorni e notti per le false strade del mondo... ... con la speranza e l'affetto... ...con l'intelligenza e il rispetto..." [-Amico mio], "...Io ti ricordo sempre... ...fra il suon di una chitarra ed una tastiera di quando cantavamo... ...dolci emozioni della sera..." [-Gli Anni di Cristo] ). E’ una sorta d’universo dei sentimenti, in continua espansione, quello che si mostra alla nostra attenzione, segnato, fondamentalmente, da quell’atmosfera dai molteplici strati creata “dall’amore” nell’accezione più intima del termine, che occupa chiaramente il posto più elevato, preponderante, nella raccolta poetica. La poetessa si abbandona all’emozione senza alcuna remora, senza temere i contraccolpi psicologici che, inevitabilmente, sono insiti nella fondamentale precarietà di ogni autentico Sentimento ("...persa di un uomo... ...che fa gioire e fa star male, fiore della notte che si apre e poi si chiude e quando viene l'alba scompare..." -Brevi - immensi attimi). Si susseguono così a ondate veementi e discontinue, seguendo gli irregolari palpiti del cuore: passione malinconia, disincanto, tristezza nostalgia ("...Avrei voluto darti il mondo, avrei voluto darti tanto, ma... ...Del nostro amore che cosa è rimasto?!... ...ho cercato il tuo calore, il tuo affetto, ed al tuo cuore il mio cuore si è appoggiato; ma fra noi, non rimane altro che... ...rimpianto." -Da bambina a donna); è uno scorrere fluido di momenti tramutati dalle sue parole in immagini nette e delicate. Gli incontri e gli addii si alternano senza tregua, lungo la strada tortuosa di un iniziale pessimismo che diventa, man mano, quieta consapevolezza del senso della realtà, muro irto ed incrollabile sul quale, troppo spesso, si frantumano malinconicamente i sogni più belli ("Nulla stringo tra le mani se non dolore e rimorso. Ho amato e donato, donato le mie vesti di seta; le illusioni però le han tramutate in cenere. Il mio corpo è uno scrigno vuoto oramai, aperto da false promesse, richiuso con... ...squallore... ...albergatore di sogni ideali, custode d'incancellabili parole..." -Da fuoco a cenere). La Murdaca, identificandosi totalmente con i propri versi, è riuscita a creare un florilegio significativo ed emblematico della sua essenza, che merita rispetto per quanto realizzato, ed attenzione per le evidenti potenzialità future (specie se consideriamo che si tratta di un’opera prima) e dimostra come, pur tra umanissimi dubbi ed incertezze, dallo sconforto può nascere una forte reazione interiore dalla quale uscire, forse delusa ma certamente rafforzata e matura, in definitiva più donna ("...L'appiglio giusto per varcare... ...frontiere è alzarsi sempre pronti lì a ricominciare..." -Il coraggio di ricominciare). Lo stile è gradevolmente lineare, ben curato, semplice, comprensibile, pulito. L’Autrice non vuole velare, con l’uso eccessivo di metafore, la sua ammirevole volontà di comunicare direttamente con ogni lettore, come ad aprirsi crudelmente il petto tumultuoso per mostrare preziosi ed intimi “Spicchi di cuore”.

Giuseppe Risica