VITTORIO BASILE

 

 

 

“la metamorfosi dell'uomo pietra”

 

Vittorio Basile, artista siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto, personaggio che sembra misteriosamente emerso da tempi assai lontani, nel suo tormentato percorso artistico, mosso da stimoli che sorgono dalle celate forre della psiche, è approdato alla scultura soltanto dopo un’esplorazione di varie forme espressive nelle quali (particolarmente nella poesia dialettale) ha raggiunto risultati certamente brillanti. Strappare alla pietra le molteplici verità ch’essa contiene, raggrumate, sapientemente mimetizzate nelle dure concrezioni che la costituiscono, ha avuto il significato di una sfida immane che lo ha costantemente attratto in modo irresistibile, pur nell’aspro confronto con l’inerte materia che assume troppo spesso i connotati del dolore. Definii Basile, in una critica di molti anni fa, “archeologo dell’arte”, volendo così indicarne l’anelito quasi mistico di riportare alla luce le composite emozioni di una vasta umanità simbolicamente sepolta da una immensa catastrofe sotto la coltre della terra in ere trascorse, riproponendola alla nostra stupita contemplazione sotto forma di volti, corpi, plastiche posture segnate dalle rimembranze preziose di un vissuto mai completamente dimenticato dall'inconscio individuale e collettivo. Oggi, proseguendo in una maturazione corroborata da attenti studi e intime meditazioni al limite del trascendente, Basile, travalicando tale importante aspetto, è riuscito ad andare ben oltre: adesso è lui a fondersi pienamente con la Madre Terra, in una esaltante simbiosi, probabilmente definitiva. Lo scultore trasferisce se stesso nelle sue opere, smaterializzandosi e ricomponendosi armonicamente con la pietra, materia povera ma proprio per questo vicinissima al cuore degli umani ed alle sofferenze, certe o ignote, che a loro appartengono, riversando il suo sangue tumultuoso nei fitti ed intricati canalicoli scavati nel tempo da una suprema Entità indefinita, oscillante tra il mito e la religione, dando in tale modo vita ad una nuova Creatura: l’Uomo Pietra. Il viaggio si completa nel momento, atteso,  del ricongiungimento; l’anima che fu staccata dal suo vero corpo primordiale compie il ritorno, ritrovando la verginità persa nell’incerto errare, sbandando tra provvisorie certezze e dilaganti vertigini d’illusione. Non aggredisce più come un tempo, Basile, la durezza della materia, piuttosto l’accarezza, la blandisce inducendola a cedere, come si fa con un’amante a lungo corteggiata, per unirsi a lei in una sublimazione che sazia la carne ed eleva lo spirito verso cieli a cui pochi possono facilmente accedere. Riverbera da ogni scultura questa straordinaria metamorfosi che genera sensazioni scarsamente spiegabili con le parole, e lo spettatore attonito ne gode l’atmosfera satura di assoluto, pur nella soffusa inquietudine di fondo, ascoltando echi rivelatori che in quel preciso istante si appalesano improvvisi in un'epifanìa di devastante bellezza. Cos’altro darà Basile all’Arte, specchio inconfutabile della sua esistenza, e dove ancora essa potrà condurlo non ci è dato conoscerlo, forse neanche lui lo sa; Paradiso ed Inferno attendono entrambi, con la medesima pazienza, con lo stesso infinito desiderio…

 

Giuseppe Risica