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"un poeta
da non dimenticare"
Nino
Ferraù (1923-1984), di Galati Mamertino (meraviglioso paese messinese
d’antichissime origini, incastonato nella verdissima corona dei Nebrodi),
rappresenta senza ombra di dubbio una delle migliori espressioni della
letteratura poetica del secondo novecento, non solo della Sicilia ma in
assoluto. Il precoce richiamo della Musa (iniziò a comporre versi compiuti già
alle Elementari e proseguì a poetare con ardore durante gli studi presso i Padri Rogazionisti di Messina), segnò in
qualche modo la sua strada, permettendogli di avviarsi lungo un percorso che si
rivelò in continua ascesa e che, tramite un attento, entusiasmante studio
dell’Ars poetica, condusse la naturale, genetica ispirazione verso brillanti
traguardi di raffinata tecnica espressiva. La poetica di Ferraù, consistente e
profonda, si dirama armonicamente in rivoli purissimi che bagnano,
vivificandoli, i territori più vari del mondo reale e di quello, seminascosto,
interiore, considerati, tutti, nella loro ricca e misteriosa complessità. Il
variegato mondo della natura, con scorci di straordinaria bellezza e fascino; i
luoghi della sua amata Terra, echeggianti tradizioni e situazioni senza tempo;
le intime atmosfere, quiete e vivissime nel medesimo tempo; il culto degli
affetti familiari, legami di sangue imprescindibili; l’immenso universo degli
umani sentimenti, esplorato con minuziosa attenzione; la garbata, elegante
sensualità; la ricerca d’assoluto, sensibile ai richiami dell’infinito;
tutto questo e molto altro ancora hanno costituito la parte preponderante
del suo magico poetare, così affascinante e musicale, nel quale la parola è
canto, sussurro, lampo, carezza, meditazione, sentimento, rivelazione. Mai
assente in ogni suo verso, il riferimento (immediatamente evidente o
sapientemente celato nell’architettura attraente delle liriche) ad una
presenza trascendentale, il riverbero sfolgorante di un’accesa spiritualità,
netta, tangibile, convinta e convincente. Quelle di Ferraù sono indubbiamente
creazioni poetiche pregne di un lirismo classicheggiante particolarmente elevato
eppure, nello stesso tempo di un’incredibile, forse impensabile modernità
(una riuscita, magistrale sintesi), che nella chiarezza espressiva trovano un
ulteriore, essenziale punto di forza (celeberrimi i versi: «una folle sera d'aprilesposavo
l'anima del mondo chiusa nelle tue forme» mentre «una falce di luna faceva
sopracciglio a una stella»). Molti,
meravigliosi florilegi, ognuno contenente parte della sua complessa anima, sono
stati negli anni pubblicati (ricordiamo, tra gli altri, “Diadema di sangue”,
“Maestro della montagna”, “Interludi”, “Amori d’altri tempi”,
“Ombre di viandante”) e parecchi inediti vedono ancora oggi con regolarità
la luce, purtroppo postumi, grazie alla meritoria attività del devoto fratello
Giuseppe, e di coloro (e sono tanti!) l’hanno apprezzato ed amato nel corso
della sua, in fondo, troppo breve stagione terrena. Diversi
ed importanti riconoscimenti letterari, anche internazionali (come i prestigiosi
“Parigi” e “Free World Academy” negli Stati Uniti d’America) hanno, in
qualche modo, sancito una validità letteraria rilevata dai maggiori Critici
(Benedetto Croce ebbe modo di apprezzarlo, affermando "Di
questo giovane ammiro ed apprezzo anche quel che non condivido"; Nello
Lombardo scrive che "I libri del Ferraù hanno l'ansia dell'Infinito e il
respiro dell'Eterno, non sono soltanto per il dilettante del marciapiede, ma per
chi ha amato e sofferto, per i profondi indagatori dello spirito che battono la
fronte sui problemi della vita terrestre e trascendentale"; Pia Derman
afferma che "Ferraù è un poeta che bagna la penna nel cuore dopo averla
aguzzata nel cervello. L'arte di Nino è l'Infinito in una lacrima)
e, soprattutto, confermata dai numerosi ed entusiasti lettori d’ogni età e
livello culturale. Il mondo dei giovani, però, era quello che
attirava maggiormente la sua vivissima attenzione, convinto com’era che
la Poesia potesse essere un mezzo ineguagliabile per una completa maturazione,
un miglioramento non solamente esteriore dell’individuo e, conseguentemente
della società; una società che immaginava universale, senza nette divisioni
tra i popoli, dove i legami di fratellanza e culturali costituissero dei tralci
fondamentali in grado unire, aggregare simbolicamente realtà non
necessariamente simili. La sua
figura di Educatore e Docente rimane indelebile nei discenti che hanno avuto la
fortuna di essere suoi allievi e in chi gli ha lavorato accanto. Le continue
intuizioni (fu l’ideatore dell’Ascendentismo,
e negli anni ‘50 fondò un interessante periodico letterario dal titolo
"Selezione poetica", tramite il quale contributi alla diffusione del
suo credo poetico), l’instancabile attività critica letteraria (oltre 600
pubblicazioni!) e l’apertura
sincera verso il nuovo, ne confermano il dinamismo incessante e la completezza
di Uomo e di Artista. Oggi Ferraù, pur non dimenticato completamente (tra
l’altro, alcune Scuole Elementari sono a lui dedicate) è un Poeta che, per
quello che ha rappresentato nella sua meravigliosa esistenza, e per quanto
ancora continua a comunicarci, donandoci vibranti emozioni e stimolando
intensamente il nostro pensare, come se fosse ancora tra noi, merita
un’attenzione certamente maggiore, e nuovi, accurati studi che ne analizzino
ulteriormente l’originale poetica e la notevolissima dimensione filosofica,
esistenziale e spirituale.
Giuseppe Risica
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